Sabato 7 novembre a partire dalle ore 18.30, presso Palazzo Chianini-Vincenzo ad Arezzo (Via Cesalpino 15)... read more
Venerdì 30 ottobre a partire dalle ore 18, presso la Fortezza Vecchia di Livorno (Piazzale dei Marmi... read more
Back to the Present è il progetto a cura di Elisa Del Prete scelto per la V edizione di Networking, concorso promosso da vari enti della regione Toscana... read more
Sabato 24 ottobre a partire dalle ore 17, presso i Cantieri Culturali di Officina Giovani, Ex Macelli Pubblici a Prato, gli artisti Vanni Bassetti, Leone Contini, Enrique Moya Gonzàlez, Valentina Lapolla, Francesco Ozzola, Simoncini.Tangi, terzo dei cinque gruppi di artisti toscani selezionati per la V edizione di Networking, a cura di Elisa Del Prete, incontrano il pubblico a conclusione dei lavori del workshop con Pavel Braila.
A partire da una ricerca sulla storia degli ex macelli pubblici di Prato il workshop si è sviluppato con l'intento di raccontare il processo di trasformazione che ha investito lo spazio, attraverso il ribaltamento di una concezione unicamente nostalgica di tale evoluzione a favore di una lettura destabilizzante in chiave ironica e attuale.
Raccolte alcune testimonianze fotografiche, planimetriche, oggettuali, verbali, della storia di un luogo che ha subito una conversione funzionale nell'attualità di tipo culturale/artistica, come spesso accade per complessi architettonici di archeologia industriale, gli artisti, nuovi abitanti di questo luogo, hanno tradotto in una logica personale di vittima-carnefice le tracce recuperate sull'attività degli ex macelli.
Ad una realtà passata di cui si conoscono soltanto i fatti, l'artista risponde offrendo una visione immaginaria in cui la mucca, ormai carcassa, riprende vita diventando protagonista di un luogo che non ha mai vissuto. Attraverso questa forma di rivincita gli artisti rivendicano la sua presenza trasformando le celle frigorifere in uno spazio di racconto e restituendo a tale spazio una sua storia per mezzo della sua funzione attuale.
L'idea dell'artista moldavo Pavel Braila che ha condotto il workshop non è stata quella di cercare delle risposte sulla storia del luogo, quanto piuttosto quella di suscitare domande nel pubblico attraverso il gioco e l'ironia. Da qui il titolo interrogativo della mostra, "Chi ha ucciso la mucca Carolina?", in cui confluiscono una moltitudine di cliché tratti dalla letteratura noir come dall'immaginario infantile, dal cinema come dall'animazione.
Progetto di Elisa Del Prete per Networking 2008-2009
Relazionarsi alla regione Toscana significa relazionarsi ad un passato monumentale, ricco e soprattutto ancora vigente. Costruire un progetto "contemporaneo" non può dunque prescindere dal relazionarsi ad esso, non soltanto come passato di un luogo ma come un passato che vive ancora, fortissimamente, nel presente. L'attenzione al passato, alla sua definizione, classificazione, circoscrizione caratterizza d'altra parte anche gran parte dell'espressione artistica contemporanea che sempre di più manifesta una necessità di confronto con esso, una sua ri-lettura, una sua rappresentazione, una sua composizione, riguardi esso la storia, la geografia, il costume, il pensiero, l'arte, la società. Accanto a questo ripiegamento infatti si colloca anche, nell'arte di oggi, un orientamento tendenzialmente "osservatore", e sempre meno creatore, di fenomeni, sociali, politici, naturali, ecologici, economici, individuali.
Entrambi, lo sguardo al passato e l'atteggiamento osservatore, sono il risultato di una inconsapevole e contraddittoria fame di identità nel presente, un presente che paradossalmente ha annullato e livellato quei gruppi e quelle dimensioni di appartenenza in cui fino a poco fa eravamo abituati a riconoscerci, culturali, geografici, urbani, sociali. Un presente che tenta dunque di definirne nuove categorie, trovandosi però in una fase di passaggio che lo rende invece indefinibile. Il presente vive infatti nella transitorietà e nel mescolamento. Ogni cosa che ci circonda è ormai trans-culturale e transitoria, globale e temporanea. La rapidità è diventata una categoria d'azione insieme alla leggerezza. È la rapidità con cui avvengono i cambiamenti politici, sociali, economici, tecnologici, e con cui si vive la propria esistenza, è la leggerezza che è seguita alla mobilità, la leggerezza fisica e di pensiero, filosofica, scientifica, religiosa, comportamentale. E' venuta meno ogni attenzione al dettaglio in favore della massa, ogni specificità e radicamento.
In tale situazione l'uomo si perde, perde coscienza della realtà, del suo linguaggio, delle sue categorie interpretative, e cerca dunque nuovi punti d'attracco. Volgersi al passato, a ciò che conosciamo, a ciò che ci siamo costruiti, a ciò che è stato già detto, scritto, visto, diventa una necessità. E costruire il passato ne diventa la diretta conseguenza, un passato che è sempre più prossimo, geograficamente e temporalmente, è un passato vicino, di ieri, che sentiamo proprio qui, nella nostra vita quotidiana. Ogni cosa che accade è già storia, non c'è più distacco, né deposito. È il tempo ad essere cambiato, la realtà che viviamo ci sfugge, va troppo veloce, è poco durevole, è transitoria, indefinibile. Ma è cambiato anche il modo di costruire questo passato, di trasmetterlo, di raccontarlo, di interpretarlo, perché è cambiato l'uso dell'immagine. Vera protagonista dell'attualità l'immagine raggiunge oggi la sua massima espressione, la sua massima capacità immaginativa. Solo ciò che viene visto, diventando dunque immagine, può dirsi realtà. E oggi tutto è immagine, dunque tutto diventa subito storia, accadimento, passato. Si è affermato il linguaggio della rappresentazione e della visione, a scapito di quello del dialogo fisico e vocale, si è persa coscienza della realtà in favore di un rapporto quotidiano con una iper-realtà creata dalle immagini, da una sovrapproduzione da un abuso di esse. Tale sovrapproduzione ha eliminato ogni consapevolezza rispetto a ciò che si vede, alla sua provenienza, alla sua origine e originalità. L'immagine è sempre più costruzione, strategia momentanea, inganno, oltre che tempestiva diffusione e rapido dissolvimento.
A partire da questa riflessione, se andiamo all'origine dell'immagine e della rappresentazione, essa non nasceva come prerogativa dell'arte e della storia, dunque della creazione e della costruzione, per comporre immagini che diventavano subito un'altra realtà oltre quella percepita, pere generare immaginari?
Nell'epoca in cui essa diventa linguaggio adottato in ogni ambito della nostra percezione, e la sua artificialità, con lo sviluppo delle tecnologie e delle strategie di comunicazione, da creazione diventa manipolazione, che ruolo gioca l'arte? Come si relaziona alla perdita dell'esclusività rispetto all'immagine, e alla creazione? Come occorre rivolgersi all'immagine se la si considera unica creatrice della storia, del passato e dunque del futuro?
a cura di Elisa del Prete
Per la V edizione di Networking Elisa Del Prete ha scelto di coinvolgere 30 giovani artisti toscani in un percorso di lavoro e confronto che indaghi il territorio della Toscana in quanto luogo che vive un presente carico di passato. Lo sguardo della nuova generazione che gli stessi artisti incarnano diventa punto di partenza per questa ricognizione a carattere visivo.
Tale indagine partirà dalla riflessione sul ruolo dell'immagine nella trasmissione del tempo tenendo conto, da un lato, del ruolo di creatore di immagini che ha l'artista, dall'altro, degli abusi cui oggi l'immagine è sottoposta e, quindi, dell'usurpazione all'artista, del monopolio di tale creazione.
L'importanza del passato in una Regione come la Toscana e la necessità di rapportarsi con esso, ha suggerito come base di partenza per questa riflessione gli archivi esistenti, ovvero le raccolte ordinate di un territorio, ciò che quel luogo ha prodotto e conservato in funzione di una memoria storica riservata ai posteri. In un mondo in continua mutazione in cui tutto è diventato temporaneo e sfuggente, l'uomo ha perso le sue certezze, la coscienza della realtà, del suo linguaggio, delle sue categorie interpretative. È qui che gli archivi rappresentano i nuovi e forti punti d'attracco.
Ai giovani artisti di Back to the Present il compito di visitarli, interrogarli, metterli alle strette per farsi raccontare la storia di un territorio cui appartengono e per metterla in dialogo con il proprio ricordo. Per ricordare occorre immaginare, l'immagine da sola non è attimo stabile, fermo, immortalato, bensì luogo di immaginazione, di storia, luogo dove tutto può accadere oltre ciò che realmente è stato.
Ad accompagnarli in questa ricerca 5 artisti tutor internazionali che svolgeranno con loro 5 workshop in 5 città differenti.
Esito della ricerca una mostra a Firenze che raccoglier&aagrave; una selezione di immagini statiche e in movimento da quelle individuate negli archivi per tracciare una NUOVA MAPPATURA VISIVA DELLA TOSCANA. Ad essa si affiancheranno diffuse proiezioni di materiali video in spazi pubblici cittadini, dove il lavoro troverà anche una dimensione ambientale e contestuale confrontandosi, in situazioni differenti, anche con l'ignaro fruitore su uno dei temi che dovrebbero essergli più vicino: il luogo in cui vive. Questa mappatura diventerà infine una pubblicazione, un manuale visivo rinnovato per leggere un territorio che conosce già numerose altre letture poco radicate però nell'attualità.
1 agosto-15 novembre 2009: ricerca negli archivi toscani.
6-10 ottobre 2009: 1º workshop con Stefanos Tsivopoulos a Pontedera.
13-17 ottobre 2009: 2º workshop con John Duncan a Monsummano Terme.
20-24 ottobre 2009: 3º workshop con Pavel Braila a Prato.
27-31 ottobre 2009: 4º workshop con Marzia Migliora a Livorno.
3-7 novembre 2009: 5º workshop con Luchezar Boyadjiev ad Arezzo.
Dal 12 dicembre 2009: Mostra e video proiezioni a Firenze.
Stefanos Tsivopoulos (1973, G/H) è il primo artista "tutor" invitato da Elisa Del Prete per il progetto Back to the present, V edizione di Networking.
L'artista, primo di altri quattro (i prossimi saranno John Duncan e Melissa Pasut, Pavel Braila, Marzia Migliora e Luchezar Boyadjiev), tiene un workshop nella città di Pontedera presso l'ex sede del Centro di Sperimentazione Teatrale rivolto ad un primo gruppo di giovani artisti toscani, dei 32 selezionati per il progetto, composto da Jacopo Miliani, Maria Pecchioli, Andrea Montagnani, IFSR (Mirko Smerdel e Danilo Correale), Francesca Catastini.
Il workshop concepito dall'artista si propone di "leggere" la città di Pontedera per "reagire" ad essa, ovvero leggere la sua storia, la sua architettura, la sua gente, i suoi monumenti, la sua cultura, le sue mitologie attuali per re-interpretarli o, meglio, ri-proporli attraverso i codici della rappresentazione.
L'interrogativo sollevato è: "Come, l'artista, può creare nuovi modi di guardare alla storia codificata e tramandata di un luogo e come può modificare il modo in cui i suoi cittadini interagiscono, nella quotidianità, con essa, siano essi architettonici, politici, sociali, culturali. Come può l'arte re-inventare la città e la sua storia in modo da ristabilire una connessione tra il passato e il presente?"
Stefanos Tsivopoulos (Praga 1973. Vive e lavora fra Amsterdam e Atene)
L'artista greco ha recentemente completato due anni di residenza alla Rijksakademie di Amsterdam e sei mesi di residenza al Platform Garanti di Istanbul. Ha esposto al Museo di arte contemporanea di Belgrado, alla Biennale di Atene, al Kassel Kunstverein Friedericianum, alla Biennale di Tessalonico, al Museo di Arte Contemporanea di Atene, al Montevideo Arts Institute di Amsterdam, al Center Photographique del'ile-de-France a Parigi e al Sammlung Essl di Vienna. Ha vinto il Golden Cube Award 2008 al 25esimo Kassel film festival.
"La Camera è l'occhio della storia": questa frase del fotografo Mathew Brady sintetizza con efficacia la ricerca di Stefanos Tsivopoulos. L'interesse dell'artista è infatti rivolto a come la memoria collettiva prende forma attraverso le immagini prodotte, a chi ne è il produttore, e a come l'immaginario contemporaneo sta codificando la storia attuale. Autore di video, per la maggior parte, Tsivopoulos indaga la doppia valenza dell'immagine, di documentazione e di opera d'arte. A partire dall'esplorazione di archivi storici e servendosi del linguaggio cinematografico per scoprire quali sono le immagini che si sono depositate nella memoria collettiva, estrapolandole dal loro contesto, ed indagando il valore assiomatico del documento per la società, l'artista racconta storie nuove mettendo in qualche modo in discussione la validità dei documenti stessi e mostrandoci in chiave spesso enigmatica come essi non siano altro che il racconto del "narratore" che ce li tramanda.
Venerdì 30 ottobre a partire dalle ore 18, presso la Fortezza Vecchia di Livorno (Piazzale dei Marmi, porto mercantile), gli artisti Filippo Berta, Le ossidoriduzioni, Francesco Migliorini, Silvia Noferi, Giada Pucci, Studio ++ , quarto dei cinque gruppi di artisti toscani selezionati per la V edizione di Networking, a cura di Elisa Del Prete, incontrano il pubblico a conclusione dei lavori del workshop con Marzia Migliora, recente vincitrice del Premio Cairo.
Concepito come indagine sul valore simbolico dell'immagine e come processo di rielaborazione della memoria personale, il workshop si è sviluppato a partire dalla raccolta di materiali vari che ad ogni artista è stato chiesto di sottoporre all'attenzione degli altri; articoli di giornale, fotografie, libri, frasi, accumulati durante gli ultimi mesi e dunque tasselli di un archivio personale disordinato.
A questi si sono sommate le impressioni rispetto al luogo in cui si sono trovati a lavorare, la città di Livorno, che è anche stata all'origine della scelta di un formato collettivo che Marzia Migliora ha voluto dare al laboratorio.
La caratterizzazione marittima della città è diventato infatti pretesto per individuare nella "bandiera" il supporto simbolico su cui far lavorare gli artisti: la realizzazione di 6 bandiere personali è stato infatti l'obiettivo della settimana di lavoro a partire dalla riflessione sul significato di tale oggetto e sull'importanza di stampare su di esso un messaggio da "sbandierare", ovvero in grado di comunicare al pubblico una propria personale dichiarazione.
Dal gergo che decodifica segni e colori sulle bandiere marittime, deriva anche il titolo del workshop "Sospendete quello che state facendo", richiamo all'attenzione per i marinai e appello alla concentrazione per gli artisti.
Invitati da Marzia Migliora ad esercitarsi sulla raccolta e visualizzazione di personali impressioni e memorie gli artisti hanno esplorato fisicamente e mentalmente il luogo scelto per l'installazione finale dei lavori, la Fortezza Vecchia.
Collocate all'interno della Fortezza Vecchia le 6 bandiere assumono infatti un valore ancora più forte, confondendosi con quelle già sventolanti sul confine tra terra e mare del porto mercantile.
Venerdì 16 ottobre, alle ore 21.30, John Duncan e Melissa Pasut, presentano un concerto/performance realizzato per gli spazi del MAC,N di Monsummano sotto forma di doppio monologo di improvvisazione sonora e fisica.
Il noto sound artist John Duncan gioca con le situazioni sonore che incontra in ogni luogo per costruire ascolti alternativi attraverso la sperimentazione digitale: ogni oggetto, onda sonora, rumore, alito, voce, diventa per lui motivo di rielaborazione e di trasformazione per offrire nuove possibilità di percezione della realtà che ci circonda.
La sua compagna Melissa Pasut, performer con un trascorso di danzatrice classica che si innesta anche nella sua ricerca attuale, esplora i movimenti che ogni giorno il nostro corpo produce nelle azioni quotidiane per sottolinearne le relazioni con le problematiche tipiche della vita contemporanea per attivare una nuova consapevolezza percettiva dello spazio che ci circonda e dei gesti che lo percorrono.
I due assoli si propongono al pubblico come momento di estraniamento dalla quotidianità, invadendo per un momento quello spazio inafferrabile che sta oltre il nostro corpo, quell'altro che inizia al di fuori di noi e che, attraverso l'utilizzo consapevole dei nostri sensi, può diventare un tutt'uno con noi.
Sabato 17 ottobre a partire dalle ore 18.30, presso il MAC,N di Monsummano Terme, gli artisti Gaia Bartolini, Daniela Frongia, Lek Geloshi, Andrea Lunardi, Manuela Mancioppi, Sabrina Mazzuoli, Saverio Tonoli, secondo dei cinque gruppi di artisti toscani selezionati per la V edizione di Networking, a cura di Elisa Del Prete, incontrano il pubblico a conclusione dei lavori del workshop con John Duncan e Melissa Pasut.
Il workshop, concepito dagli artisti come "esperienza di ascolto" delle sonorità che ci circondano come di quelle che ci appartengono, si è sviluppato a partire da esercizi di consapevolezza del proprio sentire, inteso non solo come "acustico" ma come "sensibile" in generale. L'ascolto dei suoni che distinguono l'altro da noi, che ci danno informazioni su ciò che ci sta attorno, sul loro peso, la loro consistenza, i loro spostamenti..., ci permettono di immaginare l'altro a partire dalla nostra conoscenza di esso che raggiungiamo con gli altri sensi. Elemento aggiuntivo in questo percorso è l'immaginazione, che si serve della nostra memoria come del nostro subconscio per costruire una realtà differente da quella che conosciamo attraverso i nostri sensi. Accanto ad una vita reale ne esiste una immaginata, che ci appartiene quanto quella reale e che si realizza proprio nel momento in cui la lasciamo esistere. A partire da questa consapevolezza e dallo spazio del Museo e del suo giardino in cui gli artisti hanno lavorato e che è diventato dunque un elemento di alterità decisivo cui porsi in relazione, i due tutor hanno condotto gli artisti lungo un percorso che si è mosso dall'esterno all'interno di ognuno, oscillando tra esperienze individuali e collettive per raccogliere e catalogare suoni, gesti e accadimenti circostanti ai fini di una successiva rielaborazione personale con cui gli artisti hanno poi contaminato tutti gli spazi del museo.
Sabato 17 ottobre, dalle ore 18.30, verrà presentato al pubblico, attraverso immagini, azioni, suoni, l'esito del percorso svolto dai tutor insieme ai giovani artisti, secondo capitolo dell'intero progetto Back to the Present, ideato dalla curatrice Elisa Del Prete, per la V edizione di Networking, nato con l'intento di suscitare interrogativi rispetto al ruolo dell'immagine e alla consapevolezza con cui ci relazioniamo ad essa nell'epoca attuale.
Sabato 7 novembre a partire dalle ore 18.30, presso Palazzo Chianini-Vincenzi ad Arezzo (Via Cesalpino 15), gli artisti Martina Della Valle, Francesco Di Tillo, Helena Hladilova e Namsal Siedlecki, Liquid Cat, Margherita Moscardini, Caterina Pecchioli, Viola Pinzi, Marta Primavera, ultimo dei cinque gruppi di artisti toscani selezionati per la V edizione di Networking, a cura di Elisa Del Prete, incontrano il pubblico a conclusione dei lavori del workshop con Luchezar Boyadjiev.
La città è al centro della mostra finale del workshop. Città intesa come spazio, edificato, pianificato, organizzato, ma anche la città intesa come luogo, vissuto, spiato, raccontato: strumento di misura per entrambe, l'uomo. È l'uomo infatti a predisporne e regolarne la costruzione, così com'è l'uomo a fare pratica, vivere e agire in tale costruzione, per farne emergere interferenze, accidenti, sbilanciamenti.
Abituato a raccogliere, attraverso la registrazione fotografica, il maggior numero di contraddizioni e curiosità, architetture e paesaggi, forme e colori, tracce e vedute, dei luoghi in cui si trova a lavorare, punto di partenza di ogni sua ricerca artistica, Luchezar Boyadjiev ha proposto agli artisti partecipanti al workshop un approccio alla città di Arezzo che partisse proprio da scatti fotografici. Il dettaglio è stato il punto di partenza, quel dettaglio che destabilizza e che collega al tempo stesso quel luogo ad altri; quei dettagli che, insieme, costruiscono l'interfaccia di una città.
Un esercizio dello sguardo dunque, che lo porti oltre ciò che vede, verso connessioni con altre situazioni, condizioni, contesti, verso le alterità. A partire dalla ricerca di ognuno, che il tutor ha indagato in un confronto collettivo estrapolando parole chiave e linguaggio come punti di partenza per la ricerca in situ, i partecipanti sono stati "incaricati" di rendere visibile attraverso un progetto, un'immagine, un'azione, un aspetto della città che abitualmente non lo è.
"Cliccando su oggi" il dito degli otto partecipanti, si sia esso posato sulle scale mobili in città come su una pianificazione urbanistica improbabile, sullo straniero invisibile come sui suoi personaggi più atipici, ha dunque sviluppato procedure di lettura dello spazio urbano e possibilità di esperienza del luogo cittadino che si propongono come livelli in grado di sovrapporsi a quelli del reale come a quello storico.
