Lunedì 27 luglio 2009 viene chiuso il bando dopo un posticipo di dieci giorni. Martedì 28 luglio apriamo le buste, siamo a Firenze.
Ad ogni artista abbiamo chiesto di indicare una preferenza per il workshop che desiderano seguire e constatiamo che lo squilibrio rispetto a tali richieste è significativamente pendente verso quello di Rirkrit Tiravanija. Certamente il nome è di richiamo e per dei giovani artisti è una bella occasione conoscere personalmente un grande artista che si è sempre ammirato. La sua poetica è inafferrabile, apparentemente semplice ma profondamente radicata...mettere costantemente in discussione la parte dell'artista rispetto al contesto che lo circonda e alla sua esperienza personale...trasformare le esperienze quotidiane e restituire consapevolezza rispetto ad esse, alle loro altre possibilità con un'attenzione speciale alle diversità...mi interessava discutere con lui soprattutto della pratica artista e del ruolo del pubblico rispetto ad essa, confrontarsi sulla posizione dello spettatore e dell'artista nei suoi confronti, restituirgli il compito di attore attivo nell'opera, di elemento che ne fa parte, con tutto il suo bagaglio, il suo contesto, la sua cultura, la sua diversità, le sue emozioni...
Ma cosa si aspettano i giovani partecipanti da questo artista?
Tiravanija è stato in grado di proporre sistemi nuovi di coinvolgimento dello spettatore, necessari per poter trasformare la visione di certi rituali collettivi e rimettere in discussione la funzionalità dell'arte.
C.P.
Rirkrit Tiravanija è un autore che si è spesso occupato del tema del nomadismo, vorrei confrontarmi con lui dato che anch'io amo il tema del viaggio [...] Inoltre Tiravanija è anche curatore, per lo sviluppo dle mio linguaggio come autrice è fondamentale il confronto e l'opinione di un esperto che sappia suggerirmi e consigliarmi la pratica di allestimenti che siano in grado di valorizzare il mio lavoro.
M.P.
Desidero ampliare orizzonti perché il lavoro di questo artista è completamente differente dal mio.
E.M.G.
Vorrei partecipare al workshop di Rirkrit Tiravanija perché considero il rapporto tra cibo e cultura una delle direttrici del modo di relazionarsi con il mondo e anche una linea fondamentale per indagare la soggettività. Mi interessa il lavoro sugli e con gli oggetti, con gli oggetti-prodotti e quindi con il cibo come oggetto e prodotto culturale, mediatico, meditativo.
V.P.
Nelle sue opere si racconta in un contesto di confronto con il pubblico in cui l'evento artistico è dominante in quanto rivela nell'insieme delle relazioni "l'umano e l'interumano" e l'opera finale diviene lo scarto del prodotto consumato. Qualunque cosa l'uomo consuma crea un rifiuto uno scarto è vero, ma in Tiravanija lo scarto diviene memoria di un sentire comune che l'esperienza conviviale accentua come momento di pace.
D.F.
Ritengo che il concetto di un'identità coincidente con una pratica relazionale sia un concetto di primaria importanza sotto il quale poter rivedere il nostro passato e attraverso il quale rileggere le grandi utopie della nostra storia. [...] Il fatto che Rirkrit Tiravanija sia capace di usare una serie di mezzi molto ampia per declinare questa prospettiva, rappresenta per me, che ho principalmente usato i mezzi della fotografia e del video, una immancabile occasione di crescita.
V.L.
Richiedo di poter frequentare il workshop di Rirkrit Tiravanija soprattutto per la distanza della sua pratica dalla mia. Mi interessa capire le dinamiche attraverso le quali Tiravanija si inserisce (con l'evento che offre mettendolo in scena), nel processo, nel flusso, che è quello della vita stessa. In mood analogo io sento di inserirmi nei processi di trasformazione degli spazi, le architetture, i paesaggi, presentando il mio intervento come evento destinato ad essere assorbito dalla naturale (e necessaria) continua trasformazione del luogo.
M.M.
I would like to approach this workshop through various ideas being played out in image culture today mainly how the widespread use of cell phones; image texting, iphone etc, internet communication; youtube, twitter etc interferes with and informs the production of images.
We are increasingly becoming a culture that is post-TV. Both the sitcom and the ADD inducing commercial has has been replaced by a "reality" documented on youtube within a 9 minute maximum runtime.
Language has been reduced to the 140 letter maximum frame of twitter. Friends are made through social networks, common interests shared through personal photos on Facebook.
How does an artist make work that competes with these forms of media, (without making work about the media itself)? And how does an artist create an arresting image in a world saturated with images?
— Rirkrit Tiravanija
Ad Arezzo nella location di Palazzo Chianini-Vincenzi si terrà il workshop di Luchezar Boyadjiev.
Da tempo la sede espositiva è seguita dall'associazione culturale MEGA+MEGA con un progetto di promozione e diffusione dell'arte contemporanea che lavora ad una partecipazione culturale diffusa con l'intento di rendere l'arte più vicina all'osservatore.
Ad Arezzo nella location di Palazzo Chianini-Vincenzi si terrà il workshop di Luchezar Boyadjiev.
Da tempo la sede espositiva è seguita dall'associazione culturale MEGA+MEGA con un progetto di promozione e diffusione dell'arte contemporanea che lavora ad una partecipazione culturale diffusa con l'intento di rendere l'arte più vicina all'osservatore.
Sabato 7 novembre a partire dalle ore 18.30, presso Palazzo Chianini-Vincenzi ad Arezzo (Via Cesalpino 15), gli artisti Martina Della Valle, Francesco Di Tillo, Helena Hladilova e Namsal Siedlecki, Liquid Cat, Margherita Moscardini, Caterina Pecchioli, Viola Pinzi, Marta Primavera, ultimo dei cinque gruppi di artisti toscani selezionati per la V edizione di Networking, a cura di Elisa Del Prete, incontrano il pubblico a conclusione dei lavori del workshop con Luchezar Boyadjiev.
La città è al centro della mostra finale del workshop. Città intesa come spazio, edificato, pianificato, organizzato, ma anche la città intesa come luogo, vissuto, spiato, raccontato: strumento di misura per entrambe, l'uomo. È l'uomo infatti a predisporne e regolarne la costruzione, così com'è l'uomo a fare pratica, vivere e agire in tale costruzione, per farne emergere interferenze, accidenti, sbilanciamenti.
Abituato a raccogliere, attraverso la registrazione fotografica, il maggior numero di contraddizioni e curiosità, architetture e paesaggi, forme e colori, tracce e vedute, dei luoghi in cui si trova a lavorare, punto di partenza di ogni sua ricerca artistica, Luchezar Boyadjiev ha proposto agli artisti partecipanti al workshop un approccio alla città di Arezzo che partisse proprio da scatti fotografici. Il dettaglio è stato il punto di partenza, quel dettaglio che destabilizza e che collega al tempo stesso quel luogo ad altri; quei dettagli che, insieme, costruiscono l'interfaccia di una città.
Un esercizio dello sguardo dunque, che lo porti oltre ciò che vede, verso connessioni con altre situazioni, condizioni, contesti, verso le alterità. A partire dalla ricerca di ognuno, che il tutor ha indagato in un confronto collettivo estrapolando parole chiave e linguaggio come punti di partenza per la ricerca in situ, i partecipanti sono stati "incaricati" di rendere visibile attraverso un progetto, un'immagine, un'azione, un aspetto della città che abitualmente non lo è.
"Cliccando su oggi" il dito degli otto partecipanti, si sia esso posato sulle scale mobili in città come su una pianificazione urbanistica improbabile, sullo straniero invisibile come sui suoi personaggi più atipici, ha dunque sviluppato procedure di lettura dello spazio urbano e possibilità di esperienza del luogo cittadino che si propongono come livelli in grado di sovrapporsi a quelli del reale come a quello storico.

Sabato 7 novembre a partire dalle ore 18.30, presso Palazzo Chianini-Vincenzi ad Arezzo (Via Cesalpino 15), gli artisti Martina Della Valle, Francesco Di Tillo, Helena Hladilova e Namsal Siedlecki, Liquid Cat, Margherita Moscardini, Caterina Pecchioli, Viola Pinzi, Marta Primavera, ultimo dei cinque gruppi di artisti toscani selezionati per la V edizione di Networking, a cura di Elisa Del Prete, incontrano il pubblico a conclusione dei lavori del workshop con Luchezar Boyadjiev.
La città è al centro della mostra finale del workshop. Città intesa come spazio, edificato, pianificato, organizzato, ma anche la città intesa come luogo, vissuto, spiato, raccontato: strumento di misura per entrambe, l'uomo. È l'uomo infatti a predisporne e regolarne la costruzione, così com'è l'uomo a fare pratica, vivere e agire in tale costruzione, per farne emergere interferenze, accidenti, sbilanciamenti.
Abituato a raccogliere, attraverso la registrazione fotografica, il maggior numero di contraddizioni e curiosità, architetture e paesaggi, forme e colori, tracce e vedute, dei luoghi in cui si trova a lavorare, punto di partenza di ogni sua ricerca artistica, Luchezar Boyadjiev ha proposto agli artisti partecipanti al workshop un approccio alla città di Arezzo che partisse proprio da scatti fotografici. Il dettaglio è stato il punto di partenza, quel dettaglio che destabilizza e che collega al tempo stesso quel luogo ad altri; quei dettagli che, insieme, costruiscono l'interfaccia di una città.
Un esercizio dello sguardo dunque, che lo porti oltre ciò che vede, verso connessioni con altre situazioni, condizioni, contesti, verso le alterità. A partire dalla ricerca di ognuno, che il tutor ha indagato in un confronto collettivo estrapolando parole chiave e linguaggio come punti di partenza per la ricerca in situ, i partecipanti sono stati "incaricati" di rendere visibile attraverso un progetto, un'immagine, un'azione, un aspetto della città che abitualmente non lo è.
"Cliccando su oggi" il dito degli otto partecipanti, si sia esso posato sulle scale mobili in città come su una pianificazione urbanistica improbabile, sullo straniero invisibile come sui suoi personaggi più atipici, ha dunque sviluppato procedure di lettura dello spazio urbano e possibilità di esperienza del luogo cittadino che si propongono come livelli in grado di sovrapporsi a quelli del reale come a quello storico.

La città come fonte.
Desidererei incaricare I partecipanti di fare foto della città di Arezzo seguendo queste condizioni:
a) di luoghi e siti dove non sia visibile, nelle foto, nessuna traccia di storia.
b) di luoghi e siti dove non si possa percepire niente di oggi - nessuna pubblicità, nessun oggetto moderno, etc... ma che nonostante ciò uno possa ancora dire che si tratta di Arezzo.
Immagino che l'intero workshop si concentri sui dettagli, su degli esempi/modelli, dove la storia è o invisibile o visibile nei suoi aspetti umani non ufficiali.
Le domande sono:
Come vedi e scopri, visivamente, la storia nella sua esistenza attuale?
Come pensi che la vita, gli eventi, la gente contemporanei, possano diventare parte della storia attraverso il tuo lavoro o altrimenti?
Come vedi e scopri, visivamente, la differenza tra la Storia di un paese o del mondo, e la Storia di una città, di una persona, di una famiglia, di un edificio?
Strategia principale: allenamento dello sguardo per procedere verso una liberazione dal passato che conduca all'"oggi".
Strumento principale: la macchina fotografica
Obiettivo principale: il dettaglio tratto dalla città di Arezzo con: a) nessuna evidenza dell'"oggi", e/o, b) nessuna "storia" visibile.

The city as a source.
I would love to task the participants with making photos of Arezzo under the following conditions:
a) of places and sites where NO HISTORY is visible in the photos;
b) of places and sites where nothing of today could be detected - no commercials, no modern objects, etc... and yet one can say this is still Arezzo.
I would imagine the whole workshop as concentrating on details, on samples where history is either invisible, or visible in its none-official human aspects.
The questions are:
How do you see and detect, visually, history in its current existance?
How do you think contemporary life and event, people, etc. might become part of history through your work or otherwise?
How do see and detect visually the difference between the History of the country or the world, from the history of the city, the person, the family, the building?
Main strategy: Training of the gaze and gearing it up towards liberation from the past - to the "now"...;
Main tool : the photocamera;
Main objective: the detail derived from the city of Arezzo - a) no visibility of "today" and/or b) no "history" visible...
